LETTERA APERTA

 

AL PROVVEDITORE CANCELLU

Caro Provveditore, da tempo sostengo – e lo faccio anche ora con questa lettera aperta che Le invio al termine della Sua splendida carriera – che un determinato stile di vita non si possa inventare o improvvisare all’ occorrenza.

Il periodo dei trasformismi e dei sepolcri imbiancati è, per fortuna, in agonia, e in tanti,chi più chi meno, ne sentiamo i rantoli e il tanfo. E tutto ciò non è accaduto – e non accade – per caso : siamo diventati più attenti. Stiamo imparando ad osservare. Che cosa?

Le tracce, le orme che ognuno di noi lascia nel suo cammino.

Analizzarle è meno difficile di quanto si pensi : è sufficiente osservarle col giusto distacco. E questo per evitare che l’urlatore di turno o il lanciatore di escrementi possa avere spazio o credito.

C’è chi cammina e lascia orme di luce: chiare, nitide, precise, anche in terreni comunemente considerati aridi e pietrosi.

C’ è chi cammina e non lascia traccia, perché il vento accorto della memoria cancella il poco significativo.

C’ è , poi, chi cammina e semina inganni con l’atteggiamento mieloso dell’ omino di burro di collodiana memoria , lasciando ai contemporanei e ai posteri solo il chiasso del paese dei balocchi e le orecchie d’asino dei creduloni.

Lei, caro Provveditore, ha camminato a lungo, e spesso con fatica, lasciando orme di luce. Chiare, nitide, precise. Sono queste orme a parlare di Lei. E parlano di un uomo che ha scelto – e sceglie – di stare in mezzo ai libri e in mezzo agli altri, nella convinzione che "la teoria è il faro che illumina la pratica", e nella consapevolezza che l’ uomo colto - a differenza dell’ erudito - è modesto, sensibile, disponibile, forte interiormente, onesto .

Lei ha dato lustro e voce a una provincia –quella nuorese- che nel passato parlava sottovoce o urlava scandali, imbrigliata com’era nella polvere dei luoghi comuni, dei pregiudizi e di una solitudine che pareva infinita. Lei ha dato forza e vigore ad una provincia

-e un forte esempio alle altre- perché ha operato teoricamente, praticamente e testardamente in modo tale che il meglio a livello scolastico nascesse, si sviluppasse e desse quei risultati positivi che chiunque non sia miope per scelta può osservare e analizzare.

La provincia di Nuoro - per dirne una - è stata la prima provincia d’Italia a sperimentare i moduli :incontro e, perciò, potenziamento di varie professionalità, che avevano -ed hanno- l’obiettivo di andare incontro agli alunni nella maniera più serena, più costruttiva, più produttiva possibile, senza possessi individualistici ( il "mio" alunno, la "mia" classe…) patetici, infantili ed antieducativi.

Recentemente il Provveditore agli Studi di Ascoli Piceno, Giuseppe Maraglino ( mi trovavo a Ripatransone con le colleghe e gli alunni per la premiazione di un concorso poetico) nel constatare che quella di Budoni è una scuola comprensiva, ha sottolineato con orgoglio che in provincia di Ascoli " sono ben quattro le scuole verticalizzate". Che dire allora delle nostre quaranta? che non sono nate per caso ma grazie a un suo preciso progetto? Se ciò non fosse accaduto, quali tipi di accorpamenti e di soluzioni momentanee si sarebbero verificate? La scuola ne avrebbe sofferto fino, forse, a morirne.

Per tutto questo –e non solo- La ringrazio pubblicamente come insegnante , e come Assessore alla P.I. di un Comune che si sforza di essere presente quando la cultura chiama.

Lei ha saputo portare una ventata di aria salubre eliminando steccati e silenzi.

Lei ha saputo davvero- come è stato inciso nella targa ,che le abbiamo donato in occasione del recente incontro a Budoni –"guardare oltre e realizzare il meglio", lasciandolo in eredità non solo a tutti noi ma anche a chi verrà dopo di Lei.

Grazie ancora .Con stima e ammirazione.

(da "L’Ortobene" del 10 novembre 1996)