INSIEME PER CRESCERE

di

ROSALBA SATTA CERIALE

 

Quando si cammina insieme avendo chiara la meta,l’obiettivo da raggiungere, tutto diventa possibile…perfino l’utopia, che perciò diventa – così come sottolineava padre Ernesto Balducci-"la coscienza che scappa fuori dagli ingranaggi per creare un orizzonte più degno di sé".

Detto questo, per camminare insieme è indispensabile incontrarsi.

Incontrarsi per conoscersi e per imparare, all’occorrenza, a smussare le spigolature del proprio carattere.

Incontrarsi per imparare a porsi in discussione, per rivedere le proprie certezze, per ascoltare il pensiero dell’altro nella consapevolezza che non esistono verità assolute, certezze, dogmi quando il soggetto è il bambino, che non è un possesso né dei genitori, né degli insegnanti in quanto appartiene solo a se stesso, ed ha diritto, soprattutto in una certa fase della sua vita , alla nostra attenzione di adulti.

Attenzione che non deve essere mai oppressione, preoccupazione eccessiva, ansia , timore ma sguardo attento, e messa in moto di strategie che consentano la realizzazione di un presente accattivante e di un futuro a misura d’uomo.

Insieme non solo "si può" ma " si deve".

"Educare –afferma lo psicoterapeuta Manuel Tejera De Meer –non significa stabilire regole di buon comportamento, né proporre, suggerire, guidare.

Educare significa trasmettere fiducia e rispetto.

I genitori e i docenti che riescono ad aver rispetto per se stessi e per il bambino, non avranno bisogno di insegnargli il rispetto .

Il bambino non potrà far altro che prendere sul serio se stesso e il suo prossimo.

Il vero insegnamento è quello che scaturisce dalla nostra vita.

Si tratta di vivere, di essere, e non tanto di dire e di sembrare.

Questo principio , che sta alla base di ogni insegnamento , qualifica come buoni insegnanti, i genitori e i docenti che sviluppano nella loro personalità quelle caratteristiche che rendono possibile un rapporto sereno ed emotivamente coinvolgente con i ragazzi .

La stessa trasmissione del sapere viene facilitata se si crea una corrente comunicativa basata su un rapporto empatico".

"E’ proprio nella relazione adulto-bambino, adulto-adolescente -fa eco don Ettore Cannavera - che si gioca il passaggio da un disagio evolutivo, fisiologico ad un disagio cronico, patologico.

E’ un adulto disattento al disagio del bambino e dell’adolescente,

è un adulto incapace di ascolto delle esigenze vitali del minore,

è un adulto chiuso in se stesso e narcisista…il fattore determinante i comportamenti devianti dei nostri ragazzi.

La prevenzione non può che essere un continuo ripensare e migliorare il nostro rapporto di adulti con i bambini e i ragazzi.

E’ nella relazione interpersonale, è nella comunicazione autentica che si gioca lo strutturarsi, o meno, di un disagio.

Quindi "la prevenzione" è… un adulto disposto a mettersi in discussione nel dialogo e nel rapporto con un minore da ascoltare e comprendere".

"Prevenzione è – sottolinea C. Conti – un’Istituzione che mette in grado gli operatori di riflettere sulle loro relazioni con i bambini, con le loro famiglie, e con l’istituzione stessa".

Imparare a capire i ruoli, le competenze, i possibili intrecci e alleanze per costruire una progettualità unica, per trovare strategie educative omogenee , per dar vita a una sinergia di intenti . è questo l’ambizioso obiettivo che la comunità budonese si sforza di raggiungere.

(da "L’Ortobene" del 18 maggio 1997)