Vittorino Andreoli e il suo "L’alfabeto delle relazioni"

Ancora presa dalla bellezza-incanto del libro "Prima che l’amore finisca" di Raniero La Valle – incanto che, pur a lettura terminata, mi costringeva a una continua rivisitazione delle pagine più significative -, è capitato tra le mie mani – dono di una amica carissima – il libro di Vittorino Andreoli "L’alfabeto delle relazioni".

Poiché niente accade mai per caso, il libro doveva, prima o poi, bussare alla mia porta, richiamato forse da un bisogno dell’anima, per andare ad ampliare la mia visuale e la pila dei libri speciali , messi lì , nell’angolo più luminoso dello studio , per essere sempre a portata di mano. E di cuore…perché soprattutto al cuore dell’uomo parla l’autore, e lo fa con la leggerezza e la forza di chi vive "nel tempo dei sentimenti che scorre senza agende impazzite", "che toglie arroganza e superbia", "che sa che l’amore è un grande segreto della vita".

Quello di Andreoli è "un percorso tra le figure che compongono l’insieme familiare : il padre, la madre, i fratelli, gli zii, i nonni.".

Ed è un percorso che, senza ricette e lontano anni luce dai luoghi comuni, invita alla meditazione " per poter migliorare le modalità di ciascuno di noi nell’incontrare l’altro e persino nel condividerne la vita.".

Il libro indica la via della condivisione e della serenità, nella consapevolezza che "il sorriso consente l’apertura e l’incontro", mentre "il ghigno vuole spaventare", e perciò allontanare ed escludere.

Il dire dell’autore diventa poesia , sempre , anche quando l’analisi della realtà – davvero sconfortante – assume i toni cupi del rifiuto, della separazione, dell’abbandono, della morte. "Non mettete i vecchi nei magazzini dell’inutilità, dove si può solo aspettare la morte e sperare che arrivi presto", "e poi garantite loro di vivere con dignità perché i vecchi hanno un corpo storto e i muscoli deboli, ma hanno un sentimento fortissimo : quello della dignità umana.".

Particolarmente interessante la parte che affronta il rapporto della madre con il figlio che cresce: l’autore lo fa con l’attesa che nasca nel lettore la voglia di approfondire le conoscenze delle varie fasi della vita del bambino e con la convinzione che "non hanno senso tutti quei manuali operativi come se esistesse una risposta prefissata per ogni stimolo" ma che

"- poiché lo spazio in cui una madre agisce con il proprio figlio è quello della relazione – sia possibile delineare quali sono i bisogni del figlio di avere una madre e i bisogni della madre di esercitare la maternità.".

Dopo una vita trascorsa tra l’odore del gesso e il profumo di bambini, sono oggi in pensione… con varie primavere sulle spalle e con quella serenità che si raggiunge sapendo d’aver avuto la fortuna immensa di fare un lavoro straordinariamente gratificante : quello di insegnante elementare. Risale a stamattina l’incontro casuale con due ex alunni diventati adulti ed ancora adesso mi porto appresso il caldo dell’abbraccio e il tepore dei ricordi rivisitati e rivissuti.

Credo d’aver conquistato il diritto-dovere di dire la mia affinché la scuola non diventi , come scrive Andreoli, " un’ossessione". Ma il mio dire sarebbe un ripetere ciò che l’autore scrive con la maestria di chi, pur non essendo insegnante, guarda e sa scorgere la scuola del sorriso, della bella musica suonata da "un’orchestra", nella quale "per ciascuno c’è un ruolo …e persino i timpani, che entrano in azione magari poche volte nel corso della sinfonia, hanno una funzione straordinaria"; dove "il risultato è di tutti e si lega alla sinfonia e quindi a un effetto a cui hanno partecipato tutti.".

E ancora : "Non ci saranno graduatorie individuali, ma soltanto la sinfonia. Nessuno si sentirà escluso e saprà apprezzare l’apporto di tutti gli altri; anzi imparerà che senza gli altri anche la singola abilità finirebbe per perdere un qualsiasi colore musicale.".

E’ la scuola dell’ imparare ad imparare… "senza agonismi che inevitabilmente fanno sentire nemico il proprio compagno : uno da battere, da superare . Per poi sentirsi sconfitti o vincitori…".

Condivido , poi, e sottoscrivo, ciò che Andreoli scrive con molta chiarezza riguardo la bocciatura : "Trovo che la bocciatura di un ragazzo alle elementari sia un delitto psicologico perpetrato da una scuola che non ha capito nulla della psicologia di questa età e nulla della propria funzione.". "Sono convinto che la madre di un bambino che venga bocciato abbia il diritto di portare in giudizio, davanti a un tribunale, quell’atto lesivo dei diritti del proprio figlio, un diritto alla crescita integrato con gli altri.". "Mi pare chiara questa posizione che non chiede di fingere capacità inesistenti, ma semplicemente domanda ai maestri e alla scuola di tirare fuori da ciascuno le capacità che certamente possiede e di valorizzarle come utili al risultato a cui tende la classe tutta insieme.".

Dirò di più , a sostegno della tesi dell’autore : E’ possibile che un bambino che, nei primi tre anni di vita, è capace di imparare a camminare e parlare – le conquiste più grandi in assoluto nella vita di un individuo!- possa poi trovare difficoltà , ad esempio, nel capire il meccanismo e l’utilizzo delle quattro operazioni? E’ possibile - quando l’ambiente scolastico , è costruito in modo tale da accogliere tutti e ciascuno con l’arma del sorriso- che gli alunni preferiscano stare a casa in compagnia del televisore e/o del computer ? E’ possibile che in un ambiente scolastico impregnato – così come deve essere – di cose nuove e interessanti, i bambini non sentano l’ inebriante sensazione di crescere, insieme agli altri, un pochino ogni giorno?

La risposta non può che venir fuori da sola : il bambino-ragazzo rifiuterà sempre il luogo della noia e della mortificazione, ma sarà presente, con la mente e col cuore, in quei luoghi dove a maturare e crescere –grazie a un clima speciale che consente e sollecita la partecipazione di tutti - sono le idee, la fantasia, la creatività .

Andreoli parla poi "delle famiglie smilze e un po’ anoressiche di oggi" e perciò del figlio unico, del sentimento fraterno ( "Con la scomparsa dei fratelli , finisce un capitolo dei sentimenti, un capitolo straordinario…"), dell’adozione "che spesso trasforma un dolore infantile in un mondo colorato come quello dei libri di favole che ogni bambino ha il diritto di poter ascoltare e conoscere.".

Ho trovato particolarmente avvincente – considerata l’importanza che ha avuto e continua ad avere nella mia vita la figura paterna - il primo capitolo del libro dedicato, appunto, al padre : "Occorre esserci, costituire una presenza, stabilire quella relazione come un legame continuo e dunque stabile, suggerire fiducia e dunque stima, e sentirne persino il fascino.".

E quanta tenerezza nel leggere del padre che non c’è… " Lui non c’è più, ma è dentro di me .E mi parlava sempre di suo padre. Anche lui faceva il padre nel ricordo del proprio padre.". "In questa giostra dell’esistenza mi piace perdermi nella percezione di essere padre, mescolandola con il sorriso di un padre che mi porto dentro assieme alle sue fatiche.".

Questo e tanto altro nel bel libro di Vittorino Andreoli.

Grazie professore.

Grazie per averci ricordato che " un sistema che premia i ricchi e abbandona i poveri, porta la povertà in rivolta".

Grazie per aver condiviso con noi il suo sogno, che è anche il mio:

" So che essere utili al mondo è difficile, anche se per me è impossibile non provarci. Io accetto di essere un don Chisciotte e continuerò a provare , perché sogno un mondo umano con maggiore giustizia, con pace e con il gusto della gioia che non è mai sguaiata, ma è sempre accompagnata dalla speranza che forse domani…".

Mi piace pensare che questo mio scritto, grazie ad Internet, giunga nella Sua casa, professor Andreoli.

E’ l’unico modo che conosco per ricambiare l’abbraccio cognitivo-relazionale che Lei – attraverso il suo libro - ha saputo regalarmi.

In un periodo come quello attuale, dominato dal chiasso assordante delle corse sfrenate, dall’insulto e dagli individualismi esasperati ed esasperanti, sentivo la necessità di una bella voce che volesse e sapesse costruire un rapporto comunicativo vero.

Cordialmente.

Rosalba Satta

www.rosalbasatta.it

Articolo pubblicato su L'Ortobene , Marzo 2006